mercoledì 26 marzo 2008

Happy Birthday, Man!

Eh si, è arrivato anche per me il momento di sorpassare la boa del quarto di secolo, dopo quelle vecchione di Elena o la mia Chiaretta (che ormai è già ben oltre, è la mia piccola nonnina :-D ). Per non fossilizzarmi come al solito in questi giorni a casa, ho proposto al gruppetto degli italiani in quel di Columbus di andare a bere qualcosa tutti assieme, per passare qualche momento allegro in compagnia. Grazie ad un consiglio azzeccatissimo di Simona siamo andati al Brazenhead, pub irlandese che al mercoledì propone uno "Special", cioè uno sconto, sugli hamburger: 3 Dollari per un vero burger americano, fatto come Dio telecomanda, ottima occasione per provare qualcosa di nettamente diverso dalle ciofeche che propinano nei vari fast food.Il locale è davvero molto carino, ma a causa della promozione è pieno fino all'inverosimile! Cerco un tavolo, e scavallando astutamente un gruppetto in attesa mi fiondo su un tavolinetto 1x1 appena liberato (gli invitati erano, almeno per cena, 8). Alla spicciolata arrivano tutti, e non appena ci siamo ordiniamo uno (o due, a seconda della fame) hamburger, e finalmente li addentiamo con grandissima soddisfazione, non solo per la fame che abbiamo ma anche perché sono in effetti molto buoni.
Dopo l'abboffata purtroppo qualcuno deve andarsene per vari motivi, ma a questo punto apro il regalo che mi è stato fatto, e che io non mi aspettavo: è una mug termica di Starbucks, veramente bella, ma la cosa sicuramente più bella è il messaggio che essa mi ha trasmesso, sopratutto tramite la scritta fatta da Patrick, Enzo e Fabio "One Tall Americano, Please...in this Mug!", firmato "la Famiglia". Questo messaggio richiama il rito del caffè che ogni giorno eseguiamo da Starbucks dopo pranzo...non è solo un momento dove cercare di risvegliare le nostre menti appesantite dal pasto, ma è sopratutto un momento di pausa dove, giorno dopo giorno, ci siam conosciuti di più ed abbiamo legato, condividendo pensieri e punti di vista, scambiando le nostre esperienze ed i nostri sogni, passando anche per argomenti anche più dozzinali (un pool di ingegneri nel campo automotive di cosa potranno mai parlare? :-P ) ma che rafforzano giorno dopo giorno questi legami. Se oltre a questo legarsi sempre di più si aggiungono i mille consigli, aiuti, pareri, si comprende ancora di più perché viene da dire "Famiglia": non è solo una questione di protensione nel cercare qualcuno che viene dal tuo stesso stato o che sia un surrogato di quello che era la tua vita in Italia, è la necessità e l'opportunità di trovare qualcuno che possa pensare in un modo simile a te, condividere esperienze, qualcuno con cui fare amicizia e su cui contare veramente, perché sai di poterlo fare. Questo non è banale, e mi ritengo fortunato di aver trovato questo qui. Sì, il messaggio eran poche righe, ma sebbene striminzite il significato intrinseco è davvero grande.
Non saranno molte le cose che rimpiangerò dell'America quando tornerò, ma una di queste, se non la più importante, saranno le persone che lascerò qui, gli amici, la piccola "Famiglia" che lascerò qui...per fortuna ho ancora qualche mese per godermi questo :-) Thank you guys! E non solo i firmatari della busta, il discorso è per tutti gli italiani (e non) qui :-) Fortunatamente gli amici non si lasciano indietro quando si lascia un posto, quindi saprò di aver guadagnato nuovi amici.

Ad ogni modo manca di ringraziare tutti gli amici che ho lasciato in Italia, ed i parenti, che si sono ricordati di oggi, molti di voi non li ho sentiti o ringraziati abbastanza, ma in questo caso la lontananza si fa un pò sentire...mi mancate tanto anche voi, e non per niente sono un poco melanconico, tra Pasqua ed il mio compleanno...però mi è bastato sentirvi anche per poco od avere un vostro messaggio, mi avete riempito la giornata, oggi è stata una grande giornata nel suo piccolo, e non solo per il sole che splendeva su Columbus. Mi mancate tanto, ancora una volta, il prossimo compleanno tenetevi occupati, sarò tra di voi :-)

domenica 23 marzo 2008

Buona Pasqua a tutti!


Buona Pasqua a tutti dall'Ohio!

Ho preferito i coniglietti tenerosi, perché di tipico dell'Ohio avrei potuto mettere solo le tempeste di neve :-D


E' da un pò che non scrivo qui, probabilmente perché non c'è stato molto da scrivere in questo periodo, o meglio non ho trovato molto tempo. Quale migliore occasione di quella pasquale per farvi un pò il punto di come va qua?
Da un mesetto a questa parte ho cominciato a lavorare abbastanza alacremente ai due progetti che mi sono stati assegnati e che mi han tolto tempo ed energie, sopratutto per il fatto che non sono del tutto banali e spesso e volentieri mi sono trovato bloccato e senza molte idee, senza contare i problemi hardware che abbiamo sul Challenge X, ma dei quali i ragazzi addetti se ne stanno occupando: speriamo che entro il 4 Maggio, data in cui la macchina partirà per la competizione, tutto quello che deve andare vada, anche se abbiamo una tabella di marcia abbastanza serrata da rispettare se vogliamo farcela...incrociamo le dita! Quindi ancora per un mese abbondante sarò immerso nel lavoro, con gli alti e bassi umorali tipici di quando si hanno degli intoppi e si è sotto stress: normale amministrazione insomma.
Sul lato "vita" invece non molte novità, dopo la partenza di Ivo e Linda a fine Febbraio mi sono un pò sentito spaesato, mi ero appoggiato abbastanza a loro dato anche il fatto che li conoscevo già e loro eran già dentro il giro qua a Columbus. Andati via loro sono ancora uscito con gli altri italiani, ma un pò meno spesso, vuoi per il fatto che non conoscendoli bene a volte non chiedo cosa fanno, vuoi perché sono sempre un pò timido con le persone con cui non ho molta confidenza.
Spero che con l'arrivo di Damiano, un altro mio ex-compagno di corso, e quindi di un'altra persona con cui ho un pò di confidenza la situazione si sblocchi un pò e quindi ricominciare ad avere un pò più di vita sociale: si sà, l'unione fa la forza!
Ad ogni modo qualcosa lo si è fatto, e mi è piaciuta molto la serata che ha organizzato Marcello, uno dei Post-Doc del CAR, a casa sua: un pò degli "Italians" e delle vogatrici tedesche per una cena dove tutti portavano qualcosa. Io mi sono cimentato per la prima volta con le lasagne, Lorenzo da bravo calabrese ha portato la soppressata e ha fatto la pasta con la 'nduja (buonissima), Simona ha fatto una parmigiana "light", Marcello e Franzi (la sua morosa tedesca) han preparato un pò di antipasti e le due Rowers tedesche han portato dei gamberetti con salsa cocktail, sempre per antipasto; i due rimanenti, Enzo e Cristina han portato il vino invece (e il dolce forse, ma la mia memoria è scarsa :-D ).
La cena è stata luculliana ed il beveraggio abbondante: per un disguido sul forno ed i tempi di cottura la lasagna è finita come "secondo", dando il colpo di grazia ai presenti già decisamente pieni. Nonostante fosse la mia prima lasagna non ho ammazzato nessuno, e stranamente è stata pure apprezzata, tanto che mi sono guadagnato l'onore (o l'onere?) del lasagnaro ufficiale...più che altro perché in pochi si vogliono sbattere per farla :-D Con questa nomina a carico e il pranzo di Pasqua in vista oggi ho passato la giornata a fare il ragù e la lasagna.
Domani per il pranzo Pasquale della "famigliola" degli italiani al CAR ci saranno quelli che non sono tornati a casa ed i genitori di Marcello, che sono venuti qui per passare le vacanze pasquali. Questo evento almeno mi toglie un pò della nostalgia nel non poter essere a casa mia e di non potervi vedere tutti, ma vi penserò tanto questo è sicuro...cercherò di chiamare qualche parente, ma purtroppo non posso chiamare tutti :-(

Ora vi saluto, spero che il piccolo aggiornamento vi sia gradito, ed in futuro spero anche di avere più cose da raccontarvi!

Un bacio ed un abbraccio a tutti, Buona Pasqua!

domenica 17 febbraio 2008

Cleveland & Dayton

Eccomi, come vi ho promesso vi racconto un pò della gitarella che abbiamo fatto io, Ivo e Linda (due miei ex-compagni di università che lavorano anche loro al CAR per la tesi), e anche di ieri che sono andato a Dayton a vedere il museo dell'aviazione statunitense.
Sabato scorso abbiam deciso di andare a fare un giro a Cleveland perché ormai Ivo e Linda sono in partenza, manca ormai poco più di una settimana al loro ritorno in Italia, quindi siccome avevano già in mente di andare là mi sono aggregato. I motivi per cui una persona deve andare a Cleveland sono principalmente le partite degli Indians (baseball), dei Cavaliers (NBA) ed il museo del Rock&Roll: noi ovviamente siamo andati per quest'ultimo.
Cleveland si trova sul lago Erie, ed è sempre qui in Ohio. Dista circa 230 km da Columbus, e alla velocità inderogabile di 65 miglia all'ora (poco più che 100 Km/h) ci abbiam messo un paio di orette ad arrivare. La giornata non era delle migliori, ma ci siamo accontentati.
Una volta arrivati ci dirigiamo subito verso il museo del Rock&Roll, passando attraverso la Downtown di Cleveland, che a dirla tutto sembra un pò più carina di quella di Columbus (almeno come palazzi), anche se in verità basta uscire di poco dal centro città che i sobborghi si fanno abbatanza brutti e squallidi.

Arrivati alla Rock and Roll Hall of Fame ci si presenta questa struttura piramidale tutta vetro, molto simile a quella che c'è al Louvre di Parigi. E' sempre un museo, ma direi che gli scopi dei due sono molto diversi. Una volta entrati ci si presenta l'atrio con alcuni oggetti di scena utilizzati in vari concerti di grandi rockstar (trovare le immagini nel fotoalbum di Cleveland), e con mia somma infelicità devo lasciare la macchina fotografica al deposito perché come quasi tutti i musei di questo mondo è vietato fare fotografie.
Il museo è una collezione abbastanza confusa di un sacco di cimeli di varie star del Rock a partire dagli anni 40/50 (ad esempio i Beach Boys) fino ai primi degli anni novanta, anni in cui è stato costruito. Non esistono dei percorsi logici/storici nel museo, c'è solo lo sforzo di presentare la nascita del rock negli anni 40 per poi ammassare un sacco di vetrine con un pseudo ordine cronologico. Di per sè il tutto è anche carino, solo che la mancanza di un filo logico manda in confusione, e quindi non ci si gode tutto appieno. Degna di nota è la mostra monografica sui Doors, mentre un pò meno degna è la presenza di costumi di Madonna e Michael Jackson, mi chiedo proprio che ci fanno lì. Con mio disappunto invece ci sono scarsissimi accenni agli albori della musica Metal (ok...è diversa, ma sono praticamente cugini Rock e Metal) e qualcosa di più moderno.
Usciti dal museo dopo 2/3 ore di visita ci dirigiamo affamati verso la macchina, pronti per andara a sbafarci un bell'hamburger, anche perché da quando sono arrivato a gennaio non ne avevo mai toccato manco mezzo, ed ero curioso di mangiarne uno :-P Arrivati alla macchina però abbiamo una brutta sorpresa: Ivo s'è dimenticato i fari accesi, e siamo a piedi con la batteria...al che decidiamo di chiedere ai passanti nel parcheggio se hanno dei cavi per fare cavallotto con un'altra macchina e accendere la nostra. Dopo un ora passata al freddo e con tanta fame, riusciamo a trovare qualcuno che ci salva la giornata! Una volta ripartiti, ci facciamo ancora qualche giro in downtown per caricare la batteria, e facciamo anche un giro sulla banchina che da sul lago...non una grande esperienza, dato che c'era un vento spaventoso (Ivo ci ha aspettato in macchina, anche perché non c'era parcheggio), il lago era marrone e l'aria era piena di gabbiani che han lasciato tanti ricordini sulla banchina. Alla fine, vedendo che non c'è molto di più da vedere, decidiamo di tornarcene a casa. Dopo una sosta da Burger King per constatare che gli hamburger non sono molto diversi da quelli che si possono mangiare in Italia, sull'autostrada incontriamo un animale che ci scruta dal cielo: l'aquila dalla testa bianca, simbolo dell'America!

Buffa vero come nuvola? E tra l'altro è comico come proprio qui in America siam riusciti a trovare una formazione così...si vede che ci vogliono fare ben capire dove siamo, e che siamo sempre controllati .

A Dayton invece siamo andati ieri insieme ad Eric, un ragazzo americano che esce con noi nella compagnia degli "Italians". Siamo andati per vedere il museo nazionale dell'aviazione militare americana.
Dopo poco più di un ora di macchina e un paio di strade sbagliate arriviamo al complesso, enorme, ed entriamo in questo enorme edificio, 3 hangar grandi come 4 campi da calcio l'uno. Sfiga vuole che ho dimenticato a casa la macchina fotografica.........ed è consentito fare fotografie .
Il museo è abbastanza ben disposto, con un percorso storico che parte dai fratelli Wright fino ad arrivare ai giorni nostri, e gli hangar sono suddivisi in "Primi voli-1^ e 2^ Guerra mondiale", "Aerei moderni" ed "Aerei della Guerra Fredda" con una "piccola" sezione dedicata a missili a lunga gittata e vettori spaziali (come ad esempio un Titan quasi intero).
Ci perdiamo dentro il museo per quasi 4 ore (io personalmente ci sarei stato anche di più :-P ) e tra le centinaia di aerei esposti troviamo alcuni mezzi sbalorditivi della USAF, come il nuovo caccia F-22 Raptor, un B-1 ed un B-2, il famoso aereo stealth F-117, un F-16 Falcon con a lato un abitacolo in cui ci si poteva sedere (e per chi ha giocato anche solo un poco a Falcon 4 sà che figata è poter entrare lì dentro), un B-52 (ENORME) e il mitico SR-71, l'aereo che ancora oggi detiene il record di velocità ed altitudine per un velivolo di servizio.
Molto più inquietante è invece la presenza del bombardiere B-29 denominato Bockscar che ha sganciato il 9 Agosto 1945 la bomba atomica a Nagasaki: a lato ci sono anche la riproduzione della bomba stessa, "Fat Man", e anche la riproduzione di "Little Boy", quella sganciata 3 giorni prima ad Hiroshima. Vedere quell'aereo e quelle bombe mi ha messo un pò a disagio, pensando che è con esse che è finita la guerra mondiale ed è iniziata l'era degli armamenti nucleari. Oltre a queste c'erano anche altre riproduzioni di armi nucleari utilizzate dalla USAF...brrr...
Ad ogni modo è strabiliante quanti miliardi di dollari ci fossero lì dentro in velivoli: i modelli non più in servizio, ma anche modelli ora in servizio come appunto il F-22...ovviamente gli aerei in servizio esposti sono tutti modelli pre-produzione destinati a non volare più, però vedersi un Raptor in bella mostra fà capire quanti soldi abbian da buttare via!
Dopo questo interessantissimo tuffo nell'aereonautica militare mondiale (c'erano anche aerei non strettamente americani, come un Tornado ed alcuni MiG) siam tornati a Columbus.
Bene, ora vi lascio dopo questo succoso aggiornamento sui miei viaggi...se vi chiedete per il resto come sto, beh, tutto bene, vi ho raccontato alcune delle cose interessanti che mi sono capitate in queste due settimane...prossimamente altre news ;)

Take care!

domenica 10 febbraio 2008

Settle Down & Work (but have also some Fun!)

Eccomi finalmente! Lo so che è passato molto tempo da quando ho scritto l'ultimo post, ma tra mille vicissitudini e tanta stanchezza al ritorno dal lavoro non ho tantissimo tempo/voglia di scrivere...però vi voglio tenere aggiornati e quindi son qui a raccontarvi cos'è accaduto in questo ormai mese che sono qua!
La casa è a posto, ormai mi ci sono abituato e ho preso i miei ritmi durante la giornata mentre sono qua...tra non molto Linda ed Ivo partono, e mi lascieranno/venderanno un pò di cose che mi saranno utili, come vi ho già detto. Cosa più importante è che sono finalmente riuscito, dopo mille peripezie, ad avere il collegamento internet a casa. Causa vicini molto attenti alla propria sicurezza informatica, non ho potuto usufruire del libero mercato delle reti Wi-Fi...insomma non son riuscito a scroccare la connessione :-P Quindi ho deciso di prendere la linea, perché se no sarebbe stato una noia mortale la sera a casa quando non esco, dato che già la TV non la guardo molto, figuriamoci qua che è pure peggio. Direi che la scelta è stata ottima. Oltre a questo mi sono anche preso il PC nuovo approfittando dei prezzi bassi e del cambio euro/dollaro molto vantaggioso ;-)
A parte la mia "tana", si è ovviamente cominciato a lavorare al "Center for Automotive Research" (per gli amici, e quindi anche per noi, CAR). Il centro è molto all'avanguardia nello studio di veicoli e tecnologie all'avanguardia nel campo automotive, e sopratutto veicoli eco-sostenibili come ibridi e con carburanti e/o trazioni non convenzionali.
Durante questi mesi sono stato assegnato al team di ricerca e sviluppo di un progetto per studenti a cui partecipano molte universitò americane e che và avanti da quattro anni (questo è l'ultimo) chiamato "ChallengeX". Per questa competizione è stato messo a disposizione di GM un SUV leggero (per l'america), delle dimensioni di un X3 per intenderci, sul quale è possibile fare tutte le scelte ritenute adatte a raggiungere l'obiettivo della competizione, che consiste nel massimizzare l'efficienza del veicolo, e quindi ridurre al minimo possibile consumi ed emissioni.












La Ohio State University (o meglio, il CAR) ha scelto di montare un Diesel 1.9 alimentato da un mix Bioetanolo-Diesel al 35% (B35 - spero di ricordarmi bene), e di ibridizzare il SUV con uno starter-alternatore che consente di accendere l'auto in pochissimo tempo (permettendo di spegnere il motore durante le fermate al semaforo) e di un motore elettrico sull'asse posteriore di 35 kW per le partenze e la gestione della guida, più ovviamente un pacco batterie al Ni-Mh adatto allo scopo.
Tra i progetti in corso, il lavoro che mi è stato dato riguarda il controllo di un sistema di post-trattamento dei gas di scarico che permette di diminuire sensibilmente le emissioni di ossidi di azoto, NOx, che sopratutto qua in america sono pesantemente limitati dalle leggi federali e statali (in particolar modo dalla California, da sempre molto attenta alle questioni ambientali) e che di norma sono molto elevate in un motore Diesel; nonostante questo anche in Europa molto presto, mi sembra già dall'Euro5, questi inquinanti saranno maggiormente limitati.
Si necessita quindi un controllo delle emissioni migliorato attraverso l'imprigionamento degli NOx in apposite trappole che vanno periodicamente rigenerate attraverso un "bruciatore" di carburante. La scelta di una corretta temporizzazione tra intrappolamento e rigenerazione, e il controllo di tutto questo sistema, sarà il mio lavoro principale per i prossimi mesi.
Oltre a questo mi è stato dato un'altro compito, che è la stima dello stato di carica delle batterie a bordo del ChallengeX. Queste è una bella gatta da pelare, perché non è assolutamente facile, e fino ad ora non sono ancora stati raggiunti risultati soddisfacenti. Ho a mio vantaggio il fatto che sono stati fatti molti studi, ma a mio svantaggio c'è il fatto che ora và fatto qualcosa di molto performante è non è per nulla banale...vedremo come riuscirò a cavarmela ;)
Tra l'altro quest'anno il ChallengeX ha come tema per la competizione il "Coast to coast", dove verranno fatti lunghi tratti guidati per testare l'affidabilità e la validità a lungo raggio delle soluzioni fatte dalle università...spero di essere necessario durante questi test, così magari mi vedo un pò di America ;-)
Oltre al lato prettamente lavorativo del CAR, c'è quello umano. Nel centro ricerche lavorano molti tra professori, studenti, dottorandi e ricercatori della Ohio State e non...e tra questi c'è una ben nutrita schiera di italiani. Siamo all'incirca una 10na, contando anche uno svizzero di Lugano dai :-P Il bello di questo fatto sono riusciti, sopratutto le persone che sono qua da più tempo, a formare un bel gruppo unito e solidale: ci si trova a mangiare assieme a mezzogiorno (con la pasta portata da casa :-P ), si ride e si scherza, e qualche sera ci si trova anche per uscire ad andare a far qualcosa per quel di Columbus. Sono molto felice di questo, perché mi ha permesso di non essere troppo "spaesato" qui in america, dato che comunque è molto più difficile rapportarsi con gli americani, e stringere amicizie lo è ancora di meno. Invece tra noi "Italians" ci si ritrova più o meno tutti sulla stessa barca, e si sta volentieri assieme per assaporare un pò quel gusto di "casa" che ci manca qui ;-) Ed oltre a questo ci si da una mano, sopratutto i più "anziani" aiutano gli appena arrivati come me a mettere su casa, capire cosa fare e dove andare per approfittare di quello che può offrire Columbus. Nonostante il nostro gruppetto, ci sono anche un pò di persone, americane e non, che lavorano al CAR con cui si è riusciti a stringere qualche rapporto in più, sopratutto con un ragazzo turco, mentre ad ogni modo in genere tutte le altre persone sono molto gentili e non è un problema farci conversazione ogni tanto quando le si incontra o si ha bisogno di parlare di "lavoro".
La "comunità" però non si limita solo al centro ricerche, ma si estende anche oltre. Il gruppo che si è formato negli anni è composto anche da una parte di studenti della OSU che sono venuti dall'Europa principalmente: ci sono le Rowers, le vogatrici, che sono quasi tutte tedesche (non mi sembra vero di parlare un pò di tedesco anche qui :-P ) tra cui però c'è un italiana di Roma, simpaticissima; c'è anche un ragazzo spagnolo in questo periodo, che era stato qui tempo fa ed è tornato per lavoro per un mese; infine c'è, stranamente, un ragazzo americano di Chicago che esce con noi. Dico strano perché gli americani in genere tendono a socializzare poco: è come nei film o telefilm, sono un piccolo cerchio di amici, tendenzialmente conosciuti alle superiori, e quello rimane per tutta la vita; le persone che conoscono in giro diventano un pò come meteore, se li conosci per qualche sera o magari qualche settimana ti chiamano e si esce assieme, ma poi spariscono. E' abbastanza normale questa cosa, e succede in generale, non solo con stranieri, per quello è molto difficile fare amicizie ed avere una vita sociale qua in America, se non hai avuto il tuo gruppetto di amici alle superiori diventi una persona tendenzialmente emarginata...proprio come capita di vedere nei film.
Dopo questa presentazione del "gruppo" vi racconto un pò quel che si fa di solito. Essendo un gruppo abbastanza grande ed eterogeneo c'è chi piace ballare e và in discoteca il sabato sera, mentre c'è gente (come me) che preferisce andare al pub o in posti dove non si balla. Durante la settimana capita che si va a casa di qualcuno a vedere un film, giusto per passare una serata fuori casa, e ogni tanto saltano fuori alcune idee da fare tutti assieme, come domani che andiamo al bowling ;-)
Degno di nota è il primo sabato sera che sono uscito qua...non ho fatto in tempo ad arrivare che sono finito alla festa di una confraternita! L'impatto è più o meno quello che ti aspetti: tanta gente, tanta birra (schifosa), gruppetto che suona punk/rock americano e tanto casino. Non è esattamente come nei film, almeno quella in cui sono andato io, perché la sede era quel che era...ma ci sono confraternite molto più "Chic" dove penso che le case siano all'altezza di quello che si vede nei college movies ;-)
Un'altra cosa molto bella (anzi, buona) che ho sperimentato qua è il martedì da Spice, appuntamento semi-fisso degli Italians del CAR. Spice è una discoteca (oddio, qua sono tutti discopub alla fine) molto rinomata, che al martedì offre a 10$ una succulenta steak, ovvero una bella bisteccona di manzo da almeno mezzo chilo...semplicemente fantastica, sopratutto per quel prezzo! Qua in America una cosa sicuramente è buona, ed è la carne...e la steak da Spice non delude le aspettative! Credo che indulgerò in questo piacere almeno una volta al mese, per non rimpiangere troppo il dover tornare in Italia e non poter permettermi più certe cene a prezzi da pizza :-P
Beh...che dire...vi ho raccontato qualcosina stavolta ;-) Purtroppo non posso sentirvi di persona, dato che l'unico momento libero a pranzo sento i miei o Chiara, e la sera quando torno da voi è almeno l'una di notte...quindi vi dovrete accontentare di qualche mio post qua ogni tanto...dai, vi prometto che entro breve vi racconto della gitarella a Cleveland che ho fatto oggi, con annesse foto...appena le sistemo ;-)
Take care!

giovedì 17 gennaio 2008

Living (room) in America

Dopo l'estenuante viaggio, eccomi qua negli States. L'impatto del giorno dopo è abbastanza tranquillo: riesco a dormire un pò sebbene il jet lag, ma alle 6 sono sveglio e vispo. Il primo giorno da "ammaricano" si inaugura ovviamente con uno dei simboli: il supermercato. Nononstante il quartiere è abbastanza piccolo, tutte case con al massimo un piano e solo il complesso dove vivo io un pò più popoloso, il posto è enorme. Decine di file di scaffali pieni di cibo, beni per la persona e per la casa. La scelta è impressionante e mi disorienta, dovuto anche al fatto che la scelta è tra marche che io non conosco. Per fortuna come al solito ho l'aiuto di Linda ed Ivo, che mi consigliano su alcune cose basilari come pasta, pomodoro et similia. Il resto è compito mio, e la scelta è ardua.
Il problema della prima spesa in previsione dell'ingresso in una casa nuova è non banale: bisogna ricordarsi tutto quello che serve al momento, ma anche quel che potrà servire...le basi sono il cibo e la carta igienica, ma si deve pensare anche alla pulizia della casa e della persona; per il cibo bisogna pensare anche a tutte le situazioni e cosa serve, come le spezie per cucinare. Tutto questo cercando di intuire quale tra le tante marce sconosciute può essere il miglior compromesso qualità/prezzo, sopratutto grazie anche all'arma migliore di ogni massaia: il rapporto prezzo/peso. Questo rapporto qua è un pò confuso, sopratutto per il fatto che il sistema di pesi e misure è quello americano. Come se non fosse già facile fare i calcoli con dollari all'oncia o alla libbra, per la stessa tipologia di prodotti capita anche di trovare due tipi diversi di misura di peso, tipo appunto oncia e libbra (1 libbra = 16 oncie = circa 500 g). Capite anche voi che il tutto non è banale.
Nonostante questi odiosi problemi di unità di misura, riesco a fare la spesa con non poco mal di testa: approfitto anche di prendere le cose più pesanti, dato che Linda ed Ivo mi danno un strappo in macchina, ed esco da Kroger decisamente alleggerito, dato anche il fatto che ho fatto il money order per pagare l'appartamento.
Andiamo quindi alla direzione degli Heritage Apartments, il complesso di case dove vivrò i prossimi mesi, e mi accingo a firmare le solite quintalate di scartoffie, cercando di leggere e capire il più possibile. Le due cose più inquietanti sono sicuramente il fatto che in questi appartamenti si usino ancora vernici al piombo e pavimenti e soffitti con parti in amianto (infatti ho dovuto firmare delle carte ove dichiarassi che sono a conoscenza di ciò); per fortuna sono solo 6 mesi, eviterò accuratamente di leccare pareti o rompere qualcosa! Mi risulta comunque molto inquietante il fatto che non vi sia l'obbligo di asportare questi materiali pericolosi, ma solo di avvisare della loro presenza...mah.
Firmato e pagato il tutto, ci accingiamo per andare verso l'appartamento. Una volta aperta la porta la vista non è delle migliori, non perché sia brutto, ma perché è desolatamente vuoto, e ciò fà un certo effetto, di tristezza. Questa visione me la terrò per me, dato che alla fine è durata molto poco, e invece a voi vi propongo una vista di casa mia già arredata.
Nonostante la casa fosse vuota in 3 giorni sono riuscito a recuperare letto, tavolo di fortuna con sedie in coordinato (nel senso che sono di fortuna anche loro), scrivania, comodino, utensili e accessori per cucina e bagno ed una lampada. Ora la casa si presenta così:
appena entrati si vede la cucina, che è in effetti decisamente piccola e molto angusta, probabilmente più avanti sposterò il frigorifero per avere un pò più di agio e renderla più vivibile, anche se devo ammettere che la cucina compatta permette di evitare troppo spargimento di liquidi o quantaltro, quindi non la trovo così malvagia, sebbene penso provvederò a renderla un pò più "ariosa".
Il resto della casa è un monolocale abbastanza grande, che per comodità di presentazione dividerò in zona giorno e notte.
La zona giorno per ora ha un tavolo di fortuna prestato da Marcello, un post-doc del CAR, in attesa che Linda ed Ivo partano lasciandomi il loro di tavolo e sedie, un pò più seri, sopratutto le sedie che son più da campeggio e andranno a formare il mio accampamento estivo al di fuori della porta. La scrivania l'ho comprata da un ragazzo che è già partito e ha lasciato qua della roba: per 10$ direi che è stato un'affare, dato che comunque poi riuscirò di sicuro a rivenderla alla stessa cifra. La lampada è bislacca, con una parte a mò di "lava lamp", ma è quel che girava qua in giro, per 5$ mi accontento alla grande, e poi ha il suo fascino anni '80.
La zona "notte" è invece ovviamente dominata dal letto, che tra l'altro è stato un buon affare: per 40$ ho recuperato da Marcello la rete ed il materasso che è abbastanza duro, direi perfetto per i miei gusti. Copriletto e coperta mi sono stati tramandati con il cuscino da altre persone che sono state qua (in genere la tradizione della gente passata per il CAR consiste nel regalare ciò che è stato regalato, e vendere ciò che è stato venduto), quindi mi è bastato andare a prendere le lenzuola da Target. Da segnalare le misure strane (ma và?) che usano qua: il "twin", cioè il mio letto, è il loro singolo, ma in verità è una piazza ed un quarto. Infine c'è il comodino, altra eredità da ex-studenti.
L'armadio è come consuetudine americana a cabina, decisamente un ottima notizia per me, dato che già pensavo di lasciare tutto in valigia perché non avevo assolutamente voglia di spendere soldi in un armadio :-D
Il bagno infine è modesto ma ha almeno la vasca, mentre ovviamente manca il bidet...poco male, non sono uno del partito pro-bidet :-D
Ecco casa mia per i prossimi 6 mesi: ne sono abbastanza soddisfatto, in pochi giorni sono riuscito, un pò a fortuna e un pò con l'aiuto di altri, a tirare assieme una casa abbastanza accogliente, almeno per i miei gusti lo è. Quando Linda ed Ivo andranno prenderò il tavolo e le sedie ufficiali ed il resto delle stoviglie (per ora ho il kit di sopravvivenza che mi han dato loro). In eredità avrò l'aspirapolvere e una specie di letto/divano gonfiabile, quindi la situazione dovrebbe evolvere ancora un pò, e dovrei riuscire ad arrivare ad ottimi standard di vivibilità per una casa da studente, per 6 mesi, e tirata assieme con non molti dollari.
Vi lascio alla casa per ora, dato che al centro ricerche (il CAR) non sto facendo molto, se non riempire ancora scartoffie e fare molte cose legate alla burocrazia del mio arrivo. Appena ho un pò da raccontarvi vi farò sapere! Take care guys!

domenica 13 gennaio 2008

Arrived in the U.S.

Il momento è arrivato. Dopo giorni di preparativi, frenesia, cose da ricordare e paura di lasciare qualcosa a casa, è arrivato il momento di partire. Non mi rendo conto, nemmeno ora che sono fisicamente qui negli States, di essere partito di casa e di starci lontano per 6 mesi...vedremo nei prossimi giorni come si evolveranno le cose, ma per ora sono molto tranquillo.
Ora sono qua nel soggiorni di Linda&Ivo, che con un infinita disponibilità e gentilezza mi sono venuti a prendere all'aereoporto ieri e mi hanno ospitato per passare la notte. Loro dormono ancora, ed io vi racconterò del mio LUUUUUNGO viaggio.
Il tutto inizia partendo da casa. Mio padre è agitato, mia madre un pò meno, mentre Chiara sembra abbastanza tranquilla, ma mi tiene la mano forte forte...arriviamo a Linate, ed iniziano i classici riti d'aereporto, con il check-in dove già iniziano le prime preoccupazioni, dato che mi toccherà a Chicago prendere le mie valigie dal ritiro bagagli ed andare a poggiarle 200 m più in là...cominciamo con le americanate.
Finito il check-in, l'allegra famigliola (non troppo allegra al momento, direi più tesa) decide di andare a bere qualcosa; facciamo due chiacchere, non molte perché il momento si fa sentire, e le ultime raccomandazioni, ed arriva l'ora di andare all'imbarco. Saluto Chiara, che nonostante tutto è tranquilla e sa che comunque ci sentiremo, mio padre e mia madre un pò tesi, e mi avvio verso l'ingresso: mi volto un ultima volta, ma i miei sono già confusi nella folla dell'aereoporto. Da quel momento ero solo io, gli aereoporti davanti a me e la tabella di marcia abbastanza stretta.
Comincio con la parte easy, i check italiani a Linate, poca gente ma nonostante questo la "solita" gentilezza, poco male mi dico, mi abituo alla rinomata "gentilezza" americana.
Mi siedo al gate, ed approfittando delle ultime chiamate gratis e messaggi chiamo Nani e la Tatina, ma as usaual dormono come ghiri...la Tina fa in tempo a rispondermi, così almeno sento qualcuno di familiare per l'ultima volta al telefono. Arriva l'ora dell'imbarco, salto sul bus e mi accomodo in aereo: gran scelta di posto, vicino all'uscita, chilometri di spazio per le gambe. Attorno a me una comitiva di fiorentini in partenza per il Kilimangiaro, un pò su d'età ma molto arzilli...a volte fin troppo, ma il volo è corto.
Passiamo sopra l'Olanda, incrociamo la Manica e quindi spunta l'Inghilterra con l'estuario del Tamigi che seguiamo fino ad arrivare a Londra. Dopo aver lasciato Milano uggiosa e piovosa, mi vedo una Londra immersa nel sole, scintillante di mille finestre che ne riflettono il bagliore. E' davvero un bellissimo spettacolo, nel circuito di atterraggio sorvoliamo molti landmark di Londra: il Millennium Dome, il Parlamento, la ruota panoramica ed altro ancora...la scelta del finestrino è stata eccellente direi. Mentre atterriamo la simpaticissima hostess, seduta davanti a me, attacca a fare conversazione (con me un poco agitato che butto occhiatacce fuori dal finestrino) e mi fa gli auguri per l'esperienza in America mentre il Boeing 757 poggia le ruote sulla pista di atterraggio.
Una volta scesi dall'aereo, mi appresto a cercare i Connecting Flights, visto che dovrò andare dal Terminal 1 al 5, con in mezzo pure il bus di collegamento. Dopo un pò di spaesamento ed il solito controllo di sicurezza (incredibilmente pieno di indiani ad eseguirlo, un pò come tutto l'aereoporto) arrivo al mio Terminal e al mio gate, dove mi aspetta il 747 che mi porterà al di là dell'oceano.
La sala d'attesa è anche qui straordinariamente popolata di indiani, tutti belli spaparanzati sulle poltrone a dormire. Al passare del tempo arrivano anche americani, subito riconoscibili per almeno qualcosa che sia tipico US, tipo abbigliamento strampalato o panza da record. Intanto a me sovvengono dubbi sulla procedura che dovrò fare a Chicago con i bagagli, quindi mi avvicino al desk del gate e chiedo ad un impeccabile assistente inglese alcune informazioni, il quale con la tipica flemma e cortesia che contraddistingue i britannici mi da tutte le informazioni in un British English che mi ha fatto davvero sentire nella patria di quella babbiona della Queen Elizabeth II.
Arriva anche qui il momento dell'imbarco, entro nel 747, che sebbene non sia più l'aereo passeggeri più grande al mondo pur sempre una bella bestia. Prendo il mio posto, anche qui ottimamente scelto davanti per avere più spazio per le gambe, e mi accomodo. Dopo un lungo rullaggio in pista mi stacco per l'ultima volta, di qui a qualche mese, dal suolo europeo; con mia somma gioia ci viene subito dato il pasto, dopo il quale attacco un pò bottone con un ragazzo inglese al mio fianco, che anche lui veniva negli States per studiare. Dopo un pò di allegro convivio ci dedichiamo al direi figherrimo sistema di intrattenimento: è praticamente uno schermo touch dove si può scegliere tra una lunga serie di film e sit-com, on demand, e quindi a totale scelta dell'utente. Io mi fiondo subito sulla puntata dei Simpsons, per poi guardarmi The Bourne Ultimatum: passare il tempo così è necessario per ingannare le 9 ore di volo che mi aspettavano.
Tra un film e l'altro passano anche queste ore di volo, ed ormai ci accingiamo ad atterrare all'aereoporto di Chicago, e qui cominciano a salire le mie preoccupazioni: avevo solo 1 ora e 50 per passare l'estenuante fila dell'Immigrazione americana, prendere i bagagli, andare ad un altro Terminal, passare i controlli di sicurezza ed arrivare al gate.
Appena scesi dall'aereo ci accodiamo all'Immigrazione, dove c'era già una fila di un centinaio ed oltre di persone. Il gentilissimo ragazzo inglese mi conforta dicendo che nonostante tutto dovrei farcela con molta tranquillità, ma nonostante le rassicurazioni rimango un pò agitato. Arrivato davanti all'agente dell'Immigrazione, scazzato come è di norma, sbrigo le pratiche tra cui c'è l'ennesima volta in cui mi vengono chieste le impronte digitali...corro verso il ritiro bagagli con il mio compagno di avventure, ritiriamo i bagagli, passiamo la "dogana" e poggiamo i bagagli 50 metri più avanti...mai visto cosa più ridicola, ma vabbè, siamo in America...
Espletato le pratiche di immigrazione e doganali corriamo verso il treno per il Terminal 3, con soltanto 50 minuti a mia disposizione. Per fortuna il convoglio è già presente, saliamo al volo e partiamo dopo molto poco. Arrivati al Terminal 3 saluto definitivamente il mio provvisorio (e gentilissimo) compagno di viaggio, dato che lui doveva andare a Charlotte, nel North Carolina. Anche qui ennesimo controllo di sicurezza, anche qui "gentilissimi", dove un'attempato (ed alquanto rincoglionito) americano mi ciula il posto in fila, adducendo il fatto che lui era da prima in fila, ma nella fila a lato, molto più lenta -_-'' Lascio correre, e passo anche questo controllo. Conoscendo già un pò gli aereoporti americano corro verso il gate, che in effetti era abbastanza lontano a piedi, ma ormai almeno ero sicuro di non perdere l'aereo, almeno quello. Poco prima del gate spendo i miei primi dollari di questo viaggio...per BERE data la sete da cammello che avevo: visto che siamo in America, ho cominciato con la Coca Cola, sopratutto perché l'acqua qua fà decisamente schifo.
Entrando nell'ala dell'aereoporto dei voli interni vedo che gli aerei utilizzati sono mooolto piccoli, simil-mini-MD80 da massimo un 80na di posti, e comincio un pò a preoccuparmi...ma mi calmo abbastanza presto, tra me e me penso "almeno non sono turboelica, e poi sono American Airlines". Il senso di piccolezza si accentua ad entrarci, una volta imbarcato. Una fila singola su un lato e una doppia sull'altro, con i sedili molto stretti e gli spazi abbastanza angusti. Oltreuttutto su questo aereo diretto a Columbus siamo davvero pochi, forse non raggiungiamo la decina, nemmeno fosse un autobus di linea poco frequentato. La hostess è uno stereotipo americano, sui 40, un pò stravolta e che attacca bottone con tutti mimando a volte interesse, senza riuscirci molto bene in verità.
Partiamo, sulla pista di decollo l'aereo decolla subito, e dopotutto mi infonde un pò di sicurezza perché sembre muoversi molto più sicuro ed agile di altri bestioni. Dal finestrino vedo Chicago, che sembra disegnata con il righello, illuminatissima da tutte le sue luci che sembrano scintillare mentre avanziamo nel cielo. La Downtown è ben visibile e si vedono un pò di grattacieli, ci passiamo sopra per poi immergerci nel nero del lago Michigan. Ci sono un pò di turbolenze, anche se l'aereo non si muove troppo alla fine dei conti, ma il non perfetto sistema di pressurizzazione accentua la mia stanchezza dopo più di 14 ore che ero in giro, e penso al fatto che non vedo l'ora di essere in un letto, o almeno a terra.
Il volo dura molto poco, e all'orizzonte già si può intuire l'enorme chiazza di luce di Columbus. Mentre atterriamo cerco di capire qualcosa della città, ma è davvero tutta uguale. Piuttosto sembra di giocare a SimCity, con tutte le zone belle ordinate ed illuminate. Tocchiamo terra e tiro un sospiro di sollievo, più che altro perché segna la fine del mio fin troppo lungo viaggio.
Vado a ritirare i bagagli ed aspetto Linda ed Ivo che vengono a prendermi in macchina, ed in quel momento li benedico perché ero davvero molto stanco.
Cominciano a farmi domande sul viaggio, e cominciano anche a spiegarmi un pò di cose della vita qua a Columbus. Sfrecciamo tra le lunghe e dritte strade americane parlando di molte cose che dovrò fare qua nei prossimi giorni. Arriviamo agli Heritage, un complesso residenziale dove vivrò anche io da qui a Luglio. Il complesso è grande ma grazioso, ed anche la loro casa è carina ed accogliente. Passiamo qualche decina di minuti chiaccherando un pò, fino a che con me visibilmente stanco loro non vanno a casa di amici a vedere un film, a cui avevan invitato anche me, ma al quale ho rifiutato perché sono davvero stanco morto.
La mia lunga giornata è finita, è arrivato il momento del riposo del viaggiatore.

lunedì 7 gennaio 2008

Ready for Departure?


Pronto a partire? Non ancora.
In questi giorni comincio con il primo passo verso la mia partenza: i saluti. Pian piano chi non vedrò più per 6 mesi lo saluto, il tempo che dovrà passare non è tantissimo, ma sono sempre alcuni mesi.
Con alcune persone, soprattutto dell'università, mi sa che il tempo sarà ancora più lungo, dato che ora che ho finito tutto al Poli le occasioni per vedersi saranno più rade.
Altre persone come i miei amici invece li saluto a cuori più leggero, perché ad ogni modo quando torno li rivedrò tutti, a meno che vengano a trovarmi mentre sono in quel dell'Ohio!
Ad ogni modo per loro e per tutti ho aperto questo Blog, che nei momenti liberi dal lavoro provvederò ad aggiornare, così da rendere tutti voi partecipi di come và la vita del vostro ingegnere nella terra degli Yankee. Spero di regalarvi qualche sprazzo della mia vita che verrà nei prossimi mesi, non vi prometto molto, se non il cercare di tenervi il più aggiornato possibile. Se poi proprio vi manco tanto, avrete anche il mio numero di telefono per chiamarmi ;-)

Tra i tanti preparativi, il più critico sarà la valigia...il tempo a Columbus è davvero bislacco, l'altro giorno leggevo "Tempeste di neve" e -12°C, oggi leggo "Nuvoloso" e +15°C...a me fà sinceramente paura, sbalzi termici di 30°C in pochi giorni, un tempo assurdo insomma, quindi non sarà facile azzeccare quel che portare là, decidere cosa lasciare poi prima di tornare (dato che con il bel dollaro basso mi darò a tante spese!) e vedere cosa lasciare qui, sperando di non arrivare a Columbus e scoprire mestamente di aver dimenticato qualcosa...

Un altro problema che invece mi assilla ora è la casa a Columbus. Ho trovato uno studio (=monolocale) nel residence dove sono tutti i ragazzi italiani che lavorano al CAR, il centro ricerche dove lavorerò anche io, ma sarà disponibile solo il 23 di Gennaio. Questo è parzialmente un problema, dato che la piccola community di italiani che c'è lì è molto gentile e disponibile, potrebbe scapparci che qualcuno abbia il buon cuore di ospitarmi per una decina di giorni...ora vediamo, speriamo in bene! EDIT: casa saltata fuori per fortuna...quindi domenica avrò un letto!

Bene, sono un pò di fretta, ora torno a qualche preparativo, ho cominciato con un post un pò scarno, ma ad ora i miei lettori sono ancora pochi, pian piano provvederò a dire l'indirizzo del blog agli interessati...e se state leggendo e sapete qualcuno a cui dirlo mi fate solo un piacere, dato che potrei dimenticare qualcuno ;-)

Ciao!

Andrea